Ogni giorno sentiamo parlare sempre più spesso di “start-up”, di “innovazione”, di una continua ricerca a ciò che ancora non c’è o che può essere realizzato in modo diverso. Ma cosa significa davvero? Cos’è una start-up? E quali sono i primi passi per costruirne una innovativa?
Ne parliamo con Maria Pia Napoletano, laureata in economia aziendale con focus su start-up ed incubatori, attivista e da sempre impegnata nel sociale.
In questa intervista ci racconta il suo percorso, la sua passione per l’innovazione e offre dei consigli preziosi sul mondo delle start-up oggi.
Buona lettura!
- Maria Pia, raccontaci in breve il tuo percorso: come sei arrivata ad occuparti di comunicazione?
Non è stato un percorso intuitivo: ho studiato economia aziendale, con un focus sulle start-up ed incubatori, e nel mio percorso accademico non ho mai pensato di lavorare sul tema della comunicazione, né ho particolarmente amato i social.
Parallelamente al mio percorso di studi, sono però sempre stata attiva nel terzo settore, e nel lavoro con i giovani. Ogni attività di volontariato ha bisogno di raggiungere nuove persone, e ogni evento deve essere condiviso e comunicato – e così mi sono avvicinata alla comunicazione, ed ora sono ben cinque anni che lavoro in un progetto che si occupa di comunicazione istituzionale, che parte dalla Commissione Europea.
- Quali esperienze ti hanno maggiormente formata nel comprendere il valore della collaborazione e dell’innovazione nel mondo giovanile?
Sono tantissime le cose belle e d’impatto che ho avuto la fortuna ed il piacere di fare, ma ne ricordo una che è stata particolarmente significativa. Nel 2017, ho partecipato come delegata giovanile al World Democracy Forum, organizzato dal Consiglio d’Europa a Strasburgo. L’evento includeva circa 50 giovani da tutta Europa, e lì ho conosciuto delle persone straordinarie, che stavano (e stanno) davvero cambiando il mondo.
Dalle prime conversazioni con loro è emerso quanto la collaborazione sia fondamentale per creare un cambiamento significativo: da sole si fa poco, ma unendosi si crea cambiamento di sistema, che è quello che ha impatto nel lungo termine.
- Sappiamo che sei un’appassionata di innovazione e start-up: da dove nasce il tuo interesse per queste tematiche?
Nel 2020 ho cominciato a lavorare in 012Factory, un incubatore certificato[1] a Caserta. Lì ho scoperto di più sul mondo delle start-up, che avevo già studiato all’Università, e ho incontrato decine di start-upper, persone entusiaste di realizzare la propria idea ed alla ricerca di supporto per capire come creare la propria impresa da zero. Il settore delle start-up è dinamico e pieno di persone appassionate, ed una volta entrati è difficile uscirne!
- Nel linguaggio comune si parla spesso di “start-up” in modo molto ampio e generico. Come la definiresti tu, da esperta di comunicazione?
La start-up è una azienda neonata, che è nella sua prima fase di vita (da questo il termine inglese che ora viene usato anche nel settore della ricerca e del giornalismo). Quando ne parliamo in Italia, ci riferiamo spesso alla start-up innovativa, che si contraddistingue per un importante contenuto tecnologico. E per questo vediamo molto spesso start-up nascere nel settore dell’ingegneria, marketing, IA o farmaceutico, tutte industrie che lavorano molto o esclusivamente con l’innovazione tecnologica.
- Quali sono secondo te gli elementi fondamentali che distinguono una vera start-up innovativa da una nuova impresa intesa come ‘’tradizionale’’?
Il punto centrale è sicuramente l’idea, che deve essere significativamente diversa da ciò che già esiste sul mercato. Una delle prime domande di investitori e consulenti è proprio questa: come si differenzia il tuo prodotto o servizio da quelli già esistenti sul mercato? Se non c’è la risposta a questa domanda, allora non parliamo di una start-up innovativa, ma solo di un’impresa neonata.
- Se dovessi spiegare a un giovane da dove iniziare, quali sarebbero i primi tre passi concreti da compiere per avviare una start-up?
Il primo è sicuramente definire bene la propria idea, prodotto o servizio. Non c’è bisogno di farlo da sole o soli: ci sono moltissimi enti (come gli incubatori, ma anche le università) che offrono supporto gratuito per lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali.
Una volta definita l’idea, consiglierei di cercare supporto e costruire la propria rete, interfacciandosi anche con altri giovani che fanno impresa, leggendo storie, capendo il settore nel quale ci si vuole inserire.
Ed il terzo è cercare persone alleate, che possano lavorare all’idea. Un’impresa non si fa da sole: c’è bisogno di supporto, persone che si occupino di altri aspetti e che siano lì per lavorare insieme nei momenti più intensi (e sono tanti!)
- Quanto conta oggi avere una propria rete di contatti e delle competenze trasversali per costruire con successo un progetto imprenditoriale? Quali consigli daresti a un giovane che desidera ampliare il proprio network?
Moltissimo: bisogna da subito cercare eventi di settore, partecipare e creare rete, in modo strutturato e metodico, non dimenticandosi di fare follow-up e di cercare di rimanere nella mente delle persone che abbiamo incontrato.
- In che modo la comunicazione — interna ed esterna — può determinare la crescita o il fallimento di una start-up?
Come in ogni settore, la storia che racconta la nascita di un progetto imprenditoriale può significare ottenere un finanziamento, o non ottenerlo. È importantissimo spiegare bene il perché serva un certo prodotto o servizio, e non essere autoreferenziali.
La comunicazione interna è un altro punto centrale: la start-up è un ecosistema delicato e si lavora ad alta intensità. Per questo motivo, ruoli e task devono essere sempre ben definiti, così come i bisogni di ogni persona, e la disponibilità e “boundaries” di ognuno.
- Ci sono strumenti o programmi europei che ritieni particolarmente utili per i giovani imprenditori?
Si, il programma Erasmus per giovani imprenditori è un’opportunità straordinaria per fare esperienza all’estero: è un programma di scambio transfrontaliero che offre ai nuovi o aspiranti imprenditori l’opportunità di imparare i segreti del mestiere da professionisti già affermati che gestiscono piccole o medie imprese in un altro paese partecipante al programma.
Si può andare in tutto il mondo, e c’è un supporto finanziario messo a disposizione dall’UE.
- Dal tuo punto di vista, quali sono i principali errori che i giovani commettono quando tentano di avviare un’azienda?
Aspettare subito o a breve supporto statale: è molto più conveniente cercarlo da privati.
- Come credi che evolverà il concetto di start-up nel contesto europeo nei prossimi 5–10 anni?
Dipenderà molto dalle strategie per l’innovazione, che non sono chiarissime. Non penso cambierà il concetto di start-up, ma la tipologia di imprese che strategicamente si vuole far crescere.
- Pensi che il modello delle start-up possa avere un impatto positivo anche sulla coesione sociale e la partecipazione civica? In che modo?
Dipende: quando parliamo di imprese sociali, sicuramente, penso ad esempi come Too Good to Go o Palumba.eu.
È più difficile vedere l’impatto sociale dell’innovazione tecnologica, anche perché le start-up sono imprese piccole che spesso falliscono, quindi si può fare questa riflessione solo quando le start-up diventano scale-up.
- C’è un progetto o una storia di start-up che ti ha particolarmente colpita nel tuo lavoro?
La storia di Sidereus, che ho conosciuto da vicino nelle prime fasi. Mattia, il founder, è stato ospite anche al TEDx che ho organizzato nel 2019!
- Se potessi dare un solo consiglio a un giovane che sogna di avviare una start-up oggi, quale sarebbe?
Non pensare alla fine ma al processo: fare start-up è il modo migliore di imparare – e tutto sarà facilissimo dopo!
- E infine, qual è la tua definizione personale di successo?
Lavorare con persone con cui condividiamo valori e vedere i risultati del lavoro su altre persone (nel mio caso, giovani da tutta Europa). Per me poter fare un lavoro che crea connessioni e comunità è il più grande successo e privilegio.
[1] Un incubatore o un acceleratore certificato è una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, residente in Italia, che offre servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di startup innovative e deve rispondere ad alcuni criteri, definiti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.