La Dottrina economico-sociale della Chiesa: da Leone XIII a Leone XIV passando per Papa Francesco, tra giustizia, ambiente e nuova fraternità

La Dottrina economico-sociale della Chiesa da Leone XIII a Leone XIV passando per Papa Francesco, tra giustizia, ambiente e nuova fraternità

La Dottrina economico-sociale della Chiesa: da Leone XIII a Leone XIV passando per Papa Francesco, tra giustizia, ambiente e nuova fraternità

La dottrina sociale della Chiesa cattolica è un corpo coerente e dinamico di insegnamenti che, fin dalle sue origini, si interroga sul senso dell’attività economica, sulla giustizia sociale e sul ruolo dell’uomo nel mondo creato. In tempi recenti, l’elezione di Leone XIV, successore di Papa Francesco, ha riacceso l’attenzione su questi temi. Il nuovo pontefice, scegliendo il nome di Leone, ha inteso richiamarsi simbolicamente al magistero sociale inaugurato con la Rerum Novarum di Leone XIII.

Questo articolo ripercorre le principali tappe e aggiornamenti della dottrina sociale, fino alle più recenti esortazioni in materia di ecologia, finanza ed economia inclusiva.[1]

  1. I principi e le radici filosofico-teologiche della dottrina sociale

La riflessione della Chiesa su economia e società affonda le sue radici nella scolastica medievale, con pensatori come San Tommaso d’Aquino, Sant’Alberto Magno, Giovanni Buridano e Nicola d’Oresme, che collegavano la morale all’uso dei beni e al giusto prezzo. La scuola francescana, con autori come Giovanni Olivi, Guglielmo di Occam e Alessandro Bonini, elaborò concetti anticipatori dell’economia moderna, come il valore d’uso e d’investimento[2].

Quattro principi sono considerati fondativi e permanenti:

  • Dignità umana: ogni persona ha un valore intrinseco perché creata a immagine di Dio. Questa dignità è un dono ma anche una responsabilità, che si realizza nella pratica della virtù e nella crescita morale;
  • Bene comune: è l’insieme delle condizioni sociali che permettono a tutti, individui e comunità, di svilupparsi pienamente, non solo materialmente ma soprattutto spiritualmente;
  • Sussidiarietà: la società deve aiutare le persone e le comunità solo quando queste non riescono ad agire da sole, evitando sia l’abbandono individualista sia l’eccesso di controllo statale;
  • Solidarietà: è l’impegno costante per il bene degli altri, basato sull’unità della famiglia umana. Si concretizza nel servizio, nell’amore e nella giustizia verso tutti, senza esclusioni.[3]

  1. Evoluzione storica: dalle encicliche classiche a Laudate Deum

La dottrina sociale della Chiesa cattolica prende forma in modo sistematico a partire dalla Rerum Novarum (1891) di Papa Leone XIII. Questo documento inaugurale condanna da un lato le gravi condizioni di sfruttamento delle classi lavoratrici generate dalla Rivoluzione industriale, dall’altro rigetta il socialismo che mira a sopprimere la proprietà privata, la famiglia e la religione. Leone XIII si oppone fermamente al conflitto di classe, in quanto contrario al principio di solidarietà, e difende con forza il diritto alla proprietà privata come strumento di libertà individuale, con un’enfasi persino superiore a quella di San Tommaso d’Aquino.

Nel 1931, Pio XI pubblica Quadragesimo Anno, con cui introduce formalmente il principio di sussidiarietà: le istituzioni superiori devono intervenire solo quando quelle inferiori non sono in grado di agire da sole. L’enciclica prende le distanze sia dal corporativismo fascista sia dalle ideologie socialiste e comuniste, tracciando un percorso autonomo per la dottrina cattolica.

Negli anni Sessanta, Giovanni XXIII affronta i nuovi squilibri economici globali con due importanti encicliche: Mater et Magistra (1961) e Pacem in Terris (1963). In esse si evidenzia il crescente divario tra Paesi industrializzati e in via di sviluppo, e si insiste sulla responsabilità collettiva – soprattutto dei cristiani – nel promuovere la giustizia sociale su scala mondiale. La difesa dei diritti umani universali viene strettamente connessa alla costruzione del bene comune.

Giovanni Paolo II arricchisce il corpus dottrinale con tre importanti encicliche. In Laborem Exercens (1981) approfondisce il valore del lavoro umano, esaltandone la dignità e il ruolo centrale nella costruzione della società. In Sollicitudo Rei Socialis (1987), riprende la tematica della solidarietà come risposta alle divisioni ideologiche della Guerra Fredda, condannando sia il nazismo che lo stalinismo. Infine, in Centesimus Annus (1991), a cento anni dalla Rerum Novarum, riflette sui limiti e le potenzialità dell’economia di mercato. Sebbene riconosca il ruolo dell’iniziativa economica, mette in guardia contro i rischi di un welfare statalista che rende i poveri dipendenti e privi di dignità.

Nel 2009, Benedetto XVI pubblica Caritas in Veritate, che approfondisce il legame tra virtù cristiane (come carità e speranza) e vita economica. Il documento nasce nel contesto della crisi finanziaria globale del 2007-2008 e sottolinea l’urgenza di una riforma dell’economia. Il papa mette in discussione una visione dell’impresa centrata esclusivamente sugli interessi degli investitori e invita a tener conto delle esigenze di tutti gli attori coinvolti, come lavoratori, clienti, fornitori e comunità locali. Il rischio, afferma, è che l’impresa perda la sua valenza sociale e si riduca a mero strumento di profitto. Critica, inoltre, una certa deriva del dibattito sulla responsabilità sociale d’impresa, troppo spesso ridotta a strategie di marketing piuttosto che a reali impegni etici.[4]

Con Laudato si’ (2015), Papa Francesco inaugura un nuovo filone della dottrina sociale incentrato sull’ecologia integrale. L’enciclica denuncia l’inquinamento, il riscaldamento globale e lo sfruttamento delle risorse naturali come sintomi di un disordine più profondo: la rottura del legame tra l’uomo e il creato. Francesco insiste sul fatto che la crisi ambientale non è separabile dalla crisi sociale: sono i più poveri a pagare le conseguenze del degrado ambientale. Promuove quindi un’economia circolare fondata sul riuso, sul riciclo e sulla responsabilità ambientale condivisa. Chiama a una revisione degli stili di vita, delle abitudini di consumo e dei modelli produttivi, che devono diventare più giusti e sostenibili.[5]

La visione cristiana dell’impresa si distanzia sia dal collettivismo che dal liberismo estremo. L’iniziativa economica viene valorizzata, ma subordinata a un fine superiore: il bene comune. Un’impresa non deve solo generare profitto, ma soddisfare bisogni autentici dell’umanità, garantendo dignità e sviluppo integrale. In quest’ottica, il successo si misura non in base ai guadagni, ma alla qualità della vita che riesce a promuovere per lavoratori, clienti e società. La dottrina insiste inoltre sul principio del giusto salario: ogni lavoratore deve poter garantire a sé e alla propria famiglia una vita dignitosa, adeguata al contesto sociale e storico in cui vive. Papa Francesco ribadisce questi principi anche in tema di finanza. Denuncia apertamente la logica della speculazione e dell’accumulazione virtuale di ricchezza, soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008. Sottolinea come la finanza debba essere regolata da criteri etici e non lasciata a meccanismi autoreferenziali. Critica, inoltre, l’uso del concetto di “crescita sostenibile” come paravento per pratiche che, di fatto, continuano a danneggiare l’ambiente e a escludere i più deboli. Sostiene che la vera crescita deve lasciare un mondo migliore e non può prescindere da un’elevata qualità della vita umana. Francesco si oppone così a quella che definisce “razionalità strumentale”: una visione economicistica che considera solo l’immediata convenienza materiale, ignorando le conseguenze a lungo termine. Tale razionalità, che può caratterizzare tanto il mercato quanto lo Stato, è incompatibile con l’etica cristiana, che invece richiama la responsabilità verso le generazioni future, il rispetto per il creato e la centralità della persona.[6]

Con l’enciclica Fratelli Tutti (2020), Francesco ha proposto una visione rinnovata della politica e dell’economia, centrata sulla fraternità e sull’amicizia sociale. Critica duramente il “dogma neoliberale” della crescita illimitata, l’individualismo possessivo e la logica del profitto che genera scarti. Propone, invece, un’economia di prossimità, fondata sul dono, la cura e l’inclusione.[7] Laudate Deum (2023) è un seguito di Laudato si’, in cui Francesco ribadisce che la crisi climatica è ormai in atto e che negarla o ignorarla è irresponsabile. L’enciclica chiama in causa direttamente la politica e le istituzioni internazionali, auspicando una governance ambientale efficace. Denuncia anche l’insufficienza delle risposte del mondo economico, ancora legato alla razionalità strumentale e al greenwashing.[8]

  1. Economia e impresa nella prospettiva cristiana

La dottrina sociale della Chiesa riconosce la libertà d’impresa, ma rifiuta l’idea che il profitto sia l’unico criterio del successo. L’impresa ha una funzione sociale, deve rispondere ai bisogni umani, valorizzare il lavoro e rispettare la creazione. Esempi chiari sono quello di Benedetto XVI che richiama l’impresa a tener conto di tutti gli stakeholder, mentre Papa Francesco denuncia la finanziarizzazione dell’economia e promuove un modello fondato sulla responsabilità sociale e ambientale.[9] Francesco denuncia la finanziarizzazione dell’economia e promuove un’etica della responsabilità ambientale e sociale.

In sintesi, la dottrina economico-sociale della Chiesa si configura come una visione integrata dell’attività economica, che tiene insieme giustizia sociale, sviluppo umano e salvaguardia del creato. Essa propone un’economia al servizio della persona, fondata su relazioni di solidarietà, sulla centralità del lavoro, sulla dignità del vivere quotidiano e sulla tutela della casa comune. Non si propone come un’utopia astratta, ma di un progetto etico, praticabile e necessario in un mondo segnato da disuguaglianze, crisi ambientali e crisi di senso.[10]

  1. Leone XIV: un nome, un programma

L’elezione del cardinale statunitense Robert Francis Prevost come nuovo pontefice con il nome di Leone XIV, avvenuta l’8 maggio 2025 al quarto scrutinio, ha segnato un momento storico per la Chiesa cattolica: è infatti il primo Papa originario degli Stati Uniti e la scelta del nome “Leone” ha immediatamente evocato il pontificato di Leone XIII, fondatore della dottrina sociale moderna della Chiesa. Prima di diventare vescovo, ha vissuto oltre un decennio come missionario in Perù, operando tra le periferie di Trujillo in ambito pastorale ed educativo.[11]

Nei suoi primi interventi pubblici, Leone XIV ha espresso profonda gratitudine a Papa Francesco, richiamandosi al suo impegno per il dialogo, la pace e l’attenzione ai più vulnerabili, ha ribadito il ruolo fondamentale dottrina come “strumento di pace e di dialogo per costruire ponti di fraternità universale”, sottolineando un “bisogno diffuso di giustizia, di paternità e di maternità, di spiritualità soprattutto da parte dei giovani e degli emarginati”. Il nuovo pontefice ha sottolineato l’urgenza di affrontare le sfide della società contemporanea, in continuità con il magistero sociale di Francesco.[12] Le premesse del pontificato di Leone lasciano quindi intravedere una continuità con l’impegno di una Chiesa attenta alle disuguaglianze, alla giustizia sociale e alla cura del creato.

[1] I contenuti del presente articolo sono in parte ripresi dal mio lavoro: Gabriele Turco, Finanza etica e sostenibile. Dai fondamenti teorici alle prassi internazionali, Editoriale Scientifica, Napoli, 2021.

[2] Cfr. Amartya K. Sen, Denaro e valore: etica ed economia della finanza, p. 92, Banca d’Italia, Roma, 1991.

[3] Cfr. Kishore Jayabalan, La tradizione delle encicliche sociali cattoliche, in Philip Booth (a cura di), Dottrina sociale cattolica ed economia di mercato, Liberilibri, Macerata, 2016. Sul “Bene comune” si veda anche: Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 1965, 26. Sulla “Sussidiarietà” si veda Pio XI, lettera enciclica Quadragesimo anno, 1931, 80. Sulla “Solidarietà” si veda: Giovanni Paolo II, lettera enciclica Sollicitudo rei socialis, 1987, 38.

[4] I contenuti delle singole encicliche sono eccellentemente riassunti e sistematzzati in: Jaybalan, La tradizione delle encicliche sociali, cit., pp. 55-61.

[5] Cfr. Francesco, Laudato sii, 2015.

[6] Cfr. Ivi, pp. 189-195.

[7] Cfr. Francesco, Fratelli Tutti, 2020.

[8] Cfr. Francesco, Laudate Deum, 2023.

[9] Cfr. le già citate encicliche di Francesco e Benedetto XVI, in particolare Caritas in veritate, 2009, p. 40.

[10] Concetti come “impresa e bene comune”, “responsabilità verso i lavoratori, i consumatori e le comunità locali” sono approfonditi da autori come Robert G. Kennedy e Philip Booth, nella raccolta Dottrina sociale cattolica ed economia di mercato. In particolare, si veda Philip Booth, L’ambiente, il bene comune, l’economia, pp. 274-276.

[11] Cfr. Vatican News, “Robert Francis Prevost, ecco la biografia del nuovo Papa”, 8 maggio 2025. Disponibile all’indirizzo: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-05/nuovo-papa-prevost-agostiniano.html, consultato a maggio 2025.

[12] Cfr. Vatican News, “Leone XIV: costruire ponti di pace, dando la parola ai poveri”, 17 maggio 2025. Disponibile all’indirizzo: https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-05/papa-leone-xiv-udienza-centesimus-annus-dottrina-sociale-chiesa.html, consultato a maggio 2025.

Gabriele Turco

Gabriele Turco è appassionato, auditor e consulente in sostenibilità e cambiamento climatico. Si occupa di supporto ESG (Environmental, Social, Governance), audit e sistemi di gestione, con un’attenzione particolare ai diritti dei lavoratori e alla responsabilità sociale d’impresa. Crede in un cambiamento concreto, partecipato e giusto per tutte e tutti.

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