In un panorama digitale dove i contenuti di viaggio sembrano moltiplicarsi ogni giorno, c’è chi ha saputo distinguersi raccontando il mondo con autenticità, ironia e una passione vera per l’esplorazione. Nicolò Balini, conosciuto da tutti come Human Safari, è uno dei pionieri del travel content in Italia, capace di trasformare la narrazione dei suoi viaggi in un’esperienza genuina e coinvolgente. In questa intervista ci siamo fatti raccontare da lui com’è nato tutto, dai primi video su YouTube fino alla scelta consapevole di restare fedele al formato lungo e ragionato, anche in un mondo dove vince l’istantaneità. Un dialogo diretto, senza filtri, in cui si parla di luoghi che sorprendono, di avventure che cambiano il modo di vedere le cose e di come oggi, dietro ogni contenuto, ci sia una scelta creativa precisa e spesso controcorrente.
Buona lettura!
Come è iniziata la tua avventura come Human Safari? C’è stato un momento particolare che ti ha spinto a diventare un content creator?
E’ iniziato tutto per caso, condividevo su YouTube i video che non potevo mandare ai miei amici, perché al tempo era impossibile mandare video in maniera immediata, ad esempio con WeTransfer. Quei video, in quanto pubblici, sono stati visti da altre persone e questo mi ha permesso di scoprire che in realtà c’era una community di persone presenti su YouTube Italia, che al tempo era ancora agli albori, che però mi ha gasato e mi ha fatto venir voglia di continuare, per cui ad un certo punto ho capito che potevo diventare un content creator, anche se al tempo non esisteva questo termine. Quando ho capito che da YouTube ci si poteva guadagnare, mi sono dato un anno di tempo per mettercela tutta e fortunatamente ce l’ho fatta. Ho iniziato a lavorare sul web e poi da lì si sono diramate tutte le mie altre attività.
Hai viaggiato in tantissimi posti nel mondo, ma c’è un viaggio in particolare che ha cambiato il tuo modo di vedere le cose?
Sono sicuramente tornato cambiato dal mio viaggio in India nel 2013. Sono stato via tanto e lì ho capito che la mia vita poteva ruotare intorno al viaggio. Non per motivi spirituali, ma il cammino di Santiago mi ha fatto tornare sicuramente cambiato, in quanto ho preso delle decisioni che mi hanno portato sul mio attuale percorso di vita.
Qual è il Paese o il luogo che ti ha sorpreso di più e perché?
Tutti i Paesi mi sorprendono a loro modo! Sicuramente non mi immaginavo che una volta tornato dalla Cina avrei avuto bisogno di tornarci immediatamente e che avrei trovato un altro Paese dove ho sempre voglia di tornare. La Cina mi ha stupito tantissimo, ma un pochino me l’aspettavo, perché sapevo che sarebbe stata una figata. La Bielorussia mi ha stupito tantissimo, perché non mi aspettavo assolutamente che fosse un posto così bello, molto tranquillo e pulito, pieno di quello spirito che ti gasa quando sei in viaggio, nonostante non ci siano tantissime cose da vedere. Girare la Bielorussia mi ha fatto dire: che figata girare la Bielorussia! Mi ha sorpreso parecchio la gente, i posti e in parte anche il cibo.
Quando viaggi come scegli le destinazioni da visitare? Segui una lista, ti lasci ispirare o ci sono fattori specifici che influenzano la tua scelta?
Vado a vedere i posti in cui ho sempre voglia di tornare oppure quelli in cui non sono mai stato. Controllo il costo dei voli e la disponibilità di tempo che ho. Il mio problema è la stagionalità, perché a volte ho tempo per andare in quel determinato posto ma, magari, non è il periodo ideale e quindi è difficile incastrare tutto, proprio perché tante destinazioni sono ideali da visitare tutte nello stesso periodo ed il tempo per farlo è limitato dato che i video me li monto da solo e quindi ho sempre bisogno di tornare a casa e montare tutto.
Come è cambiato il tuo approccio alla creazione di contenuti con l’avanzare della tecnologia (droni, 4K, AR, VR)?
Ho aumentato l’asticella qualitativa con l’utilizzo di attrezzature più costose, più fighe e più performanti, però di base il contenuto che funziona è sempre legato non tanto all’attrezzatura, allo strumento, quanto più allo storytelling e alle strategie che si mettono in atto. Su YouTube metto video molto lunghi, mentre sugli altri social vanno di più i video immediati, corti, poiché le persone si sono distrutte la soglia dell’attenzione con TikTok, però fortunatamente guardano YouTube che è il mio social più importante.
Sei stato uno dei primi in Italia a raccontare i viaggi su YouTube in modo così ampio. Come è cambiato secondo te l’approccio al travel vlogging nel tempo?
In realtà il travel vlogger è qualcosa che su YouTube non va per la maggiore, non è mai stato un settore così ampio e alla fine sono l’unico travel vlogger che lo fa di mestiere, che viaggia e fa solo quello, mi sa, su YouTube. Sicuramente nell’ambito travel vlogger sono quello più seguito perché non è un settore dove c’è tanto spazio. Poi ci sono canali che magari prendono spunto dal viaggio per raccontare anche altre cose in maniera più professionale e che seguo con piacere, però ad un certo punto la maggior parte di quelli che aspiravano a fare video di viaggio ecc. han capito che è meglio farli in formato corto sui social come Instagram e Tik Tok, perché effettivamente, crearsi un palinsesto di programmazione di viaggi uno dietro l’altro, far video lunghi e costruiti è una rottura di balle su YouTube. Anch’io potrei tranquillamente smetterla coi video su YouTube e star dietro ad Instagram e Tik Tok, bombardare i social con video da un minuto che sono molto più facili da fare. In realtà l’approccio al travel vlogging è cambiato, nel senso che c’è sempre meno gente che fa il travel vlogging, c’è tanta gente che inizia a farlo, ma poi è difficile che porti da qualche parte, è più difficile di altri settori.
Qual è la cosa più strana che ti è capitata durante un viaggio? Immagino che te ne siano successe di ogni, ma se ne dovessi sceglierne una in particolare quale sarebbe?
Me ne sono capitate di ogni! Forse la più strana è stata rimanere bloccati per un ciclone tropicale sull’isola di Socotra in una baita/baracca, è stato molto divertente e molto strano.
Esiste un piatto o una cucina locale che ti ha lasciato senza parole (in positivo o negativo)?
In positivo, io sono uno che va pazzo per la cucina libanese e la cucina cinese. Quella che mi ha stupito in positivo e dove non mi aspettavo si mangiasse così bene è stato in Bhutan. In Uganda, invece, hanno l’avocado più buono di tutti. È pazzesco! In Bhutan invece, dove è illegale utilizzare pesticidi o prodotti chimici, non ho mai mangiato delle verdure così buone. In negativo è stato in Nepal, dove si mangia in modo disgustoso per il mio piccolo parere e poi in Mongolia, dove ho mangiato veramente male e sofferto il cibo locale.
Come vedi il futuro dei contenuti di viaggio online? Pensi che il formato video continuerà ad evolvere e in che modo?
Molto probabilmente il formato video si evolverà andando sempre più verso l’assurdo e il più veloce, sensazionalistico. Sui social bisogna sempre trovare roba nuova e molto probabilmente usciranno sempre più cose ‘’montate/fake’’ perché alla fine le cose da raccontare, specialmente in Italia, quelle sono. Mentre su YouTube, aumentando gli iscritti, gli sponsor e il budget mi aspetto che anche lì escano cose sempre più fighe, contenuti sempre più interessanti e secondo me, proprio su YouTube, si andrà verso video sempre più lunghi. Penso che tra qualche anno su YouTube un video corto sarà magari di mezz’ora. Ci saranno anche video di 10-15 minuti ma, secondo me, si andrà verso formati più lunghi.
Quali sono i tuoi prossimi progetti? Hai qualche sogno o viaggio nel cassetto che non hai ancora realizzato?
Continuare a fare quello che faccio, perché mi piace tantissimo! Vorrei andare a vedere ancora tanti Paesi che ancora non ho visto come l’Etiopia, L’Eritrea, il Bangladesh. Poi, ovviamente, ho tanti progetti, in quanto è bello anche non fare sempre la stessa cosa. Magari, tornare all’editoria.