Il 2024 ha segnato record preoccupanti per il clima europeo e ha rivelato tendenze che sottolineano l’urgenza di una risposta globale ai cambiamenti climatici. Il rapporto “European State of the Climate 2024″ (ESOTC)[1], pubblicato dal Copernicus Climate Change Service (C3S) in collaborazione con l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), fornisce un quadro dettagliato delle condizioni climatiche dell’anno appena trascorso, evidenziando sfide e opportunità per il futuro.
Il Copernicus Climate Change Service (C3S) è uno dei sei servizi operativi del programma Copernicus dell’Unione Europea. La sua missione è quella di sostenere le politiche di adattamento e mitigazione dell’Unione Europea fornendo informazioni autorevoli sui cambiamenti climatici.
Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato in Europa, con temperature annuali record in quasi metà del continente (circa il 48%). Le regioni più colpite sono state l’Europa centrale, orientale e sudorientale, inclusa la Scandinavia settentrionale e la Spagna sudorientale. In queste aree, le temperature hanno superato di 2-3°C la media storica, con gran parte del continente (circa l’85%) che ha registrato valori significativamente superiori alla media. Solo l’Islanda ha vissuto temperature inferiori alla media, un’eccezione in un contesto di riscaldamento diffuso. Le conclusioni del rapporto di Copernicus trovano conferme anche all’interno del trend globale: la NASA ha dichiarato, infatti, che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello globale[2]. Secondo l’agenzia spaziale americana, la temperatura media superficiale del pianeta è stata di 1,28°C sopra la media del XX secolo (1951-1980), superando il record precedente stabilito nel 2023. Questo risultato segna anche un incremento di circa 1,47°C rispetto alle temperature medie del periodo preindustriale (1850-1900). L’eccezionale caldo registrato è stato influenzato da fattori naturali come l’evento El Niño del 2023, ma è principalmente guidato dall’aumento dei gas serra, come l’anidride carbonica e il metano.
Le ondate di calore sono diventate più frequenti e intense. Nel sud-est dell’Europa, il 2024 ha segnato l’ondata di calore più lunga mai registrata, contribuendo a un numero record di “notti tropicali” (notti con temperature minime superiori a 20°C) e giorni di “forte stress termico” (temperature percepite sopra i 32°C). Questi fenomeni hanno un impatto diretto sulla salute, sull’agricoltura e sulle risorse idriche, aumentando la vulnerabilità delle comunità locali. Secondo le stime dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), un riscaldamento globale di 1,5°C potrebbe causare fino a 30.000 morti all’anno in Europa a causa del caldo estremo[3].
Se da un lato l’Europa orientale ha vissuto un anno più secco, l’Europa occidentale ha sperimentato condizioni opposte, con precipitazioni abbondanti e diffuse. Questo ha portato ad inondazioni che non erano così vaste e diffuse in Europa dal 2013, causando danni significativi alle infrastrutture e alle comunità locali. Complessivamente, le alluvioni hanno colpito oltre 413 mila persone, causato almeno 335 vittime e prodotto circa 18,2 miliardi di euro di danni. Tra gli episodi più gravi si segnala l’alluvione nella provincia di Valencia, dove in solo otto ore sono caduti circa 500 mm di pioggia, l’equivalente della quantità attesa in un interno anno nella zona. Nel complesso, il 30% della rete fluviale europea ha superato la soglia di alluvione “high” durante l’anno, mentre il 12% ha superato la soglia “severe” (la soglia per indicare un’alluvione classificata come “high” si basa su un periodo di ritorno di cinque anni, mentre la soglia per un’alluvione “severe” si basa su un periodo di ritorno di venti anni – il periodo di ritorno indica, in media, ogni quanto tempo si verifica un evento di una certa intensità). Il cambiamento climatico sta intensificando il ciclo dell’acqua, portando a precipitazioni più intense e a un maggiore rischio di alluvioni.
I ghiacciai europei hanno continuato a ritirarsi rapidamente. Le regioni della Scandinavia e delle Svalbard hanno registrato le più alte perdite di massa annuali mai osservate, rendendole le aree con la maggiore perdita di ghiaccio a livello globale.
Dal 1976, i ghiacciai europei, Groenlandia esclusa, hanno perso circa 915 km³ di ghiaccio, circa 18 volte il volume del Lago di Garda. Questa perdita rappresenta un contributo significativo all’innalzamento globale del livello del mare e una grave minaccia ecologica, poiché i ghiacciai, oltre alla loro funzione di riserva d’acqua dolce, svolgono un ruolo cruciale nella regolazione del clima terrestre grazie all’effetto albedo. Le superfici ghiacciate, con il loro caratteristico bianco brillante, riflettono una parte significativa della radiazione solare nello spazio, contribuendo a mantenere il pianeta più fresco. Questo meccanismo ha aiutato a stabilizzare il clima della Terra per millenni. Tuttavia, con lo scioglimento dei ghiacciai, vaste aree di roccia scura, suolo e oceano vengono esposte, superfici che assorbono molto più calore, accelerando ulteriormente il riscaldamento globale[4].
Gli incendi in Europa nel 2024 sono stati caratterizzati da un’estensione complessiva delle aree bruciate di circa 400.000 ettari, leggermente superiore alla media ma inferiore del 66% rispetto al record del 2017, quando si registrarono 1.200.000 ettari di superficie bruciata. Tuttavia, ci sono state alcune regioni particolarmente colpite: in settembre, solo in Portogallo, gli incendi hanno devastato circa 110.000 ettari in una settimana, rappresentando circa un quarto dell’intera superficie bruciata in Europa nel corso dell’anno.
Anche le emissioni di carbonio legate agli incendi sono state significative e in alcuni casi hanno superato la media stagionale. In particolare, nel sud-est dell’Europa, paesi come Macedonia del Nord, Bulgaria e Serbia hanno registrato emissioni sopra la media a luglio e agosto, mentre in Grecia si sono osservati livelli elevati a settembre.
Inoltre, gli incendi possono avere effetti più ampi sul clima globale, soprattutto quando si verificano in regioni come l’Artico, dove le alte concentrazioni di carbonio nelle torbiere possono liberare grandi quantità di gas serra. Questi incendi rilasciano particelle di carbonio nero che, depositandosi su neve e ghiaccio, riducono l’albedo, accelerando il riscaldamento e lo scioglimento dei ghiacci. Un aspetto particolarmente preoccupante degli incendi nelle torbiere è che possono durare molto a lungo, persino mesi, e continuare a bruciare anche a temperature estreme, fino a -35°C. Questi incendi sotterranei possono rimanere attivi per tutto l’inverno, coperti dalla neve, per poi riemergere in primavera quando le condizioni tornano favorevoli, alimentando un ciclo continuo di emissioni di carbonio e contribuendo ulteriormente al cambiamento climatico[5].
Il riscaldamento delle acque europee ha raggiunto livelli record nel 2024, influenzando sia gli ecosistemi marini che quelli di acqua dolce. In particolare, il Mar Mediterraneo ha registrato il suo anno più caldo di sempre, con una temperatura media annuale di 21,5°C, superando di 1,2°C il record precedente stabilito nel 2023. Anche i laghi europei hanno registrato anomalie termiche significative. Nel 2024, la temperatura media superficiale dei laghi europei è stata di 0,77°C sopra la media 1995-2020, il valore più alto mai osservato. Questo aumento è più rapido del tasso globale, con i laghi europei che si riscaldano a un ritmo di circa 0,34°C per decennio, rispetto a 0,22°C per le acque globali.
Nel 2024, l’Europa ha fatto progressi nella transizione energetica, raggiungendo un record del 45% di elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Di questo 45%, circa il 18% è stato prodotto da energia eolica, il 9% da solare e il 18% da idroelettrico. Questo aumento riflette l’espansione della capacità eolica e solare in tutto il continente, con 20 paesi europei che ora generano più elettricità da fonti rinnovabili che da combustibili fossili, rispetto ai soli 12 paesi nel 2019. Il 2024 ha chiaramente evidenziato che l’Europa è in prima linea nella crisi climatica globale. L’aumento delle temperature, l’intensificarsi delle ondate di calore e l’estensione delle stagioni degli incendi stanno rapidamente trasformando il continente in un “hotspot climatico”.
I cambiamenti climatici stanno modificando i cicli agricoli, con raccolti anticipati e vigneti che devono adattarsi a condizioni estreme, le regioni turistiche affrontano estati sempre più calde e meno ospitali, aumentano i rischi alla salute delle persone. Nonostante questi segnali preoccupanti, l’Europa ha l’opportunità di guidare la transizione globale verso un futuro sostenibile. Con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e di diventare climate-neutral entro il 2050, il continente può dimostrare che la resilienza climatica è possibile attraverso investimenti e politiche climatiche ambiziose per proteggere le generazioni future.
Il rapporto ESOTC 2024 non è solo un elenco di dati, ma un richiamo urgente all’azione. La crisi climatica è qui, ora, e richiede una risposta collettiva, determinata e immediata per garantire un futuro sostenibile.
[1] European State of the Climate 2024, Copernicus – Climate Change Service – https://climate.copernicus.eu/esotc/2024
[2] Temperatures Rising: NASA Confirms 2024 Warmest Year on Record, Roxana Bardan, del 10/01/2025 – https://www.nasa.gov/news-release/temperatures-rising-nasa-confirms-2024-warmest-year-on-record/
[3] Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability, Birgit Bednar-Friedl, Robbert Biesbroek, Daniela N. Schmidt, et al. – https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg2/downloads/report/IPCC_AR6_WGII_Chapter13.pdf
[4] Sun and sky, snow and ice – Reflections at the top of the world, Laura Faye Tenenbaum, del 05/06/2017 – https://climate.nasa.gov/explore/ask-nasa-climate/2594/sun-and-sky-snow-and-ice/#:~:text=Albedo%20is%20part%20of%20what,keeping%20average%20global%20temperature%20stable
[5] Smouldering wildfires in peatlands, forests and the arctic: Challenges and perspectives, Guillermo Rein, Xinyan Huang, Dicembre 2021 – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2468584421000684